Interrogazione a risposta in commissione 5-00998

Potenziamento delle attività di controllo e salvaguardia dell'ambiente tramite proventi derivanti dalle sanzioni emesse per le irregolarità riscontrate in tema di difformità dei sacchetti di plastica

Atto Camera 
Interrogazione a risposta in commissione 5-00998

presentato da LICATINI Caterina

testo di Martedì 27 novembre 2018, seduta n. 91

 

— Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

in Italia dal 1° gennaio 2018 è stata vietata la commercializzazione dei sacchetti di plastica non conformi alla legge 3 agosto 2017, n. 123 («decreto Mezzogiorno»), che con l'articolo 9-bis dà attuazione della direttiva 2015/720/Ue sulla riduzione dell'utilizzo di plastica in materiale leggero;

la legge dispone che anche i sacchetti ultraleggeri (rectius: borse di plastica in materiale ultraleggero) devono essere biodegradabili e compostabili, ai sensi della norma armonizzata UNI En 13432/2002, nonché realizzati con materie prime rinnovabili ai sensi dello standard tecnico UNI CEN/TS 16640 come previsto nell'articolo 226-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;

secondo un'indagine di Altroconsumo la metà dei sacchetti in circolazione sarebbe «fuori legge», in quanto non rispetta i requisiti minimi di legge che prevedono – come detto – la biodegradabilità, la compostabilità e l'impiego di almeno il 40 per cento di materia prima rinnovabile per quelli monouso destinati a contenere e trasportare alimenti. Sempre secondo l'indagine nei mercati i sacchetti non vengono quasi mai fatti pagare, come invece prevede la legge, e non compaiono mai sullo scontrino;

il volume di affari che sfugge alla legalità è stimato da Assobioplastiche in circa 140 milioni l'anno, che in termini di costo ambientale significa 50 mila tonnellate di plastica messa in circolo e destinata ad andare a peggiorare le condizioni dei corsi d'acqua;

dall'inizio del 2017 sono stati sequestrati 15 milioni di sacchetti in tutta Italia ad opera della polizia locale, dei Carabinieri e della Guardia di finanza coordinata dal gruppo anticontraffazione;

la grande distribuzione è immune dal business delle buste illegali che invece dilaga nella miriade di piccoli produttori, distributori, ambulanti e commercianti;

secondo un'inchiesta pubblicata sul giornale La Stampa del 4 novembre 2018 dietro al sacchetto di plastica illegale ci sarebbero due tipologie di filiera: quella del cosiddetto semplice mercato nero presente soprattutto al Centro-nord ma estesa anche al Sud e quella controllata dalla criminalità organizzata, la cui presenza nel business degli shopper è acclarata in Campania e in Sicilia –:

se, alla luce di quanto esposto, il Governo intenda, attraverso l'ausilio del Comando Carabinieri per la tutela ambientale (Ccta), anche in collaborazione con la Guardia di finanza e la polizia locale, predisporre un controllo più diffuso e capillare sulle violazioni in tema di commercializzazione e circolazione dei sacchetti di plastica illegali;

se non si intenda istituire presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare una cabina di regia per il monitoraggio delle violazioni in tema di diffusione di imballaggi illegali, segnatamente in tema di imballaggi che non rispondano ai requisiti di cui alla richiamata legge n. 123 del 2017 e alla individuazione delle soluzioni più idonee a debellare i fenomeni di commercio illegale;

se non s'intendano adottare iniziative per destinare, ai comuni interessati, i proventi, o almeno una quota di essi, derivanti dalle sanzioni emesse per le irregolarità riscontrate in tema di difformità dei sacchetti di plastica finalizzandoli a interventi per il potenziamento delle attività di controllo e salvaguardia dell'ambiente.




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