Interrogazione a risposta scritta 4-02737

Realizzazione e stato di attuazione della Diga di Blufi

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-02737

presentato da LICATINI Caterina

testo di Lunedì 15 aprile 2019, seduta n. 163

 

 — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

i lavori per la realizzazione della diga esistente a Blufi, che doveva sbarrare il fiume Imera Meridionale in provincia di Palermo, iniziati nel dicembre del 1990, sono stati interrotti nel 1996 per l'intervenuta indisponibilità dei materiali da costruzione dalle cave della zona, a causa dei vincoli paesaggistici-ambientali interessanti l'area di cava del progetto, ossia il parco regionale delle Madonie;

il progetto esecutivo della diga, risalente al 1987, fu approvato con prescrizioni, sotto il profilo tecnico, in base al voto della IV sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici n. 10 del 25 febbraio 1988 e prevedeva un'altezza di 62 metri e un volume di invaso di 24 milioni di metri cubi, destinato ad uso potabile e irriguo;

la normativa in materia ambientale dettata dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, all'articolo 61, comma 4, prevede che «resta di competenza statale la normativa tecnica relativa alla progettazione e costruzione delle dighe di sbarramento di qualsiasi altezza e capacità di invaso», come nel caso in questione;

nell'anno 2018 sono state destinate somme dal Cipe, per un ammontare di circa 66 milioni di euro, per la manutenzione delle dighe siciliane e per far fronte all'emergenza idrica siciliana, tenendo esclusa, tuttavia, la diga di Blufi;

dal serbatoio artificiale doveva avere origine lo «Schema idrico dell'acquedotto di Blufi», costituente parte del «Sistema acquedottistico centro-orientale della Sicilia», destinato ad integrare le esigenze idropotabili di comuni ricadenti nelle province di Caltanissetta, Enna e Agrigento;

l'esecuzione delle opere di scarico è stata condizionata da rilevanti problemi geo-tecnici connessi a fenomeni di instabilità innescatisi all'apertura dei relativi scavi che hanno dato luogo ad una «perizia di variante tecnica e suppletiva per opere indispensabili e indifferibili», che ha fatto lievitare i costi da 180 miliardi di lire, previsti inizialmente, a 260 miliardi di lire;

nonostante le disposizioni arrecate dalle leggi regionali n. 19 del 2005 e n. 19 del 2008 non si è ancora concluso il passaggio di gestione delle opere residue dall'Ente Acquedotti siciliani in liquidazione alla regione siciliana, e le opere sinora realizzate versano in uno stato di completo abbandono;

la diga di Blufi è, pertanto, rimasta incompiuta e quel che ne resta è una grande spianata cementificata in cui mancano il corpo diga e le canalizzazioni, ossia la maggior parte dell'opera –:

se, alla luce di quanto esposto, il Governo intenda adottare iniziative, per quanto di competenza e in collaborazione con la regione siciliana, per verificare l'esistenza delle condizioni per l'eventuale ripresa dei lavori o per la stesura di un nuovo progetto sulla base delle variate norme tecniche e ambientali, verifica importante nell'ottica di stabilire le sorti di un'opera abbandonata dal 1996.




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