Procedure di infrazione nel settore depurativo e il diritto di rivalsa nei confronti delle regioni

Interrogazione a risposta scritta 4-10325

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10325
presentato da
LICATINI Caterina
testo di
Martedì 5 ottobre 2021, seduta n. 572

 — Al Ministro della transizione ecologica, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

la Regione Sicilia è coinvolta in quattro procedure di infrazione e addirittura ne rischia una quinta per la mancata depurazione delle acque in 50 comuni, che si aggiungono ai 243 dove non sono stati fatti i lavori e per i quali l'Unione europea ha già sanzionato l'isola;

la regione, pertanto, è la principale destinataria delle procedure di infrazione nel settore depurativo e quindi la maggiore artefice delle violazioni perpetrate a danno dell'ambiente;

due delle quattro procedure d'infrazione si sono già concluse con una condanna: una di queste già subite prevede che, per ogni semestre di ritardo nel risolvere il problema, la sanzione aumenti di 30 milioni di euro;

una delibera del Cipe del 2012 aveva stanziato più di un miliardo di euro per la Sicilia, ma poco è stato fatto rispetto all'elevato numero di interventi da compiere; grazie al lavoro svolto dalla struttura commissariale in materia di depurazione, si è cercato di impegnare le somme al fine di ridurre il numero di agglomerati non conformi, ma c'è ancora tanto da fare per porre fine a questa vera e propria emergenza;

l'amministrazione centrale ha manifestato ufficialmente l'intenzione di esercitare il diritto di rivalsa dello Stato nei confronti di regioni o di altri enti pubblici responsabili di violazioni del diritto dell'Unione europea (commi 813, 814, 815 legge di stabilità 2016);

delle istruttorie di 217 casi di danno ambientale distribuiti su tutto il territorio nazionale, in Sicilia le istruttorie aperte sono complessivamente 38, tra cui anche quelle relative agli scarichi idrici (pari a circa il 5 per cento del totale);

i tecnici dell'assessorato regionale ai servizi di pubblica utilità hanno spiegato che le sanzioni comunitarie per la mancata depurazione costano alle casse regionali, dato il diritto di rivalsa esercitato dallo Stato, 97 mila euro al giorno dal 2012;

la realizzazione degli interventi necessari a garantire economicità, efficienza ed efficacia al servizio idrico integrato e, al contempo, salvaguardare valori primari e costituzionalmente tutelati quali la salute pubblica e l'ambiente, impone all'amministrazione regionale, nella qualità di ente vigilante e al contempo soggetto finanziatore, ogni sforzo idoneo a superare le criticità che ad oggi derivano dai forti ritardi accumulati nel tempo sia a livello gestionale che, successivamente, di adeguamento alla normativa comunitaria –:

se e con quale tempistica, alla luce delle considerazioni suesposte, il Governo intenda esercitare il diritto di rivalsa nei confronti delle regioni che hanno commesso violazioni in materia di depurazione delle acque reflue, accertate con procedure di infrazione.
(4-10325)

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