Interrogazione a risposta scritta 4-08383

semplicazione dell'iter burocratico previsto per l'assegnazione dei beni confiscati alle mafie

ATTO CAMERA

Interrogazione a risposta scritta 4-08383 

presentato da LICATINI Caterini
testo di Mercoledì 3 marzo 2021, seduta n. 463

Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) è un ente con personalità giuridica di diritto pubblico, vigilato dal Ministro dell'interno così come previsto dall'articolo 110 del decreto legislativo n. 159 del 2011, in cui è confluito quanto già stabilito dall'articolo 1 del decreto-legge 4 febbraio 2010, n. 4, convertito dalla legge 31 marzo 2010, n. 50;

a seguito della confisca definitiva i beni sono acquisiti al patrimonio dello Stato (ai sensi dell'articolo 45 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione). È l'Agenzia stessa a deliberare in ordine alla destinazione del bene, versando al fondo unico per la giustizia le somme di denaro, ivi incluse quelle derivanti dalla vendita dei beni;

l'Agenzia favorisce la raccolta e lo scambio di informazioni sui beni e il superamento di eventuali criticità relative alla loro destinazione, dalla fase di sequestro durante la quale coadiuva gli amministratori giudiziari alla fase di gestione diretta dei beni, dopo la confisca, fino alla loro destinazione;

i beni immobili sono mantenuti al patrimonio dello Stato (per finalità di giustizia, ordine pubblico e protezione civile o per essere utilizzati da altre amministrazioni pubbliche) ovvero trasferiti agli enti locali che potranno gestirli direttamente oppure assegnarli in concessione, a titolo gratuito, ad associazioni del terzo settore, seguendo le regole della massima trasparenza amministrativa;

il 79 per cento circa dei beni immobile «destinati» è gestito dai comuni, mentre in altri casi i beni sono assegnati alle forze dell'ordine o ad altri organi dello Stato; gli enti territoriali destinatari possono amministrare direttamente il bene o assegnarlo in concessione gratuita ad associazioni, organizzazioni di volontariato, cooperative o altri soggetti;

nonostante vi siano esempi virtuosi di riutilizzo del patrimonio confiscato al malaffare, questi sono di numero esiguo; infatti, esistono tantissimi altri beni abbandonati che rischiano di essere dimenticati e mai ri-utilizzati per scopi sociali, educativi e altro ancora;

la lentezza della burocrazia ad avviso dell'interrogante rischia in questo caso di vanificare anni e anni di lotta alle mafie, le quali ne traggono beneficio e, anzi, si oppongono in modo subdolo all'assegnazione di tali beni, dal momento che il patrimonio economico è ciò che li colpisce maggiormente, costituendo l'obiettivo precipuo della loro attività criminosa; ma vi è di più, considerando anche che il loro mancato riutilizzo potrebbe significare, sia per le organizzazioni criminose che per la collettività, una sorta di prosecuzione del potere mafioso e favorire l'aumento del consenso a vantaggio di tali organizzazioni, oltre che la perdita di credibilità dello Stato;

inoltre, si corre il pericolo di lasciare nel degrado interi patrimoni che potrebbero essere sfruttati per la collettività;

l'Azienda sanitaria provinciale di Palermo, a titolo di esempio, paga da più di due decenni un canone di locazione per un bene adibito a consultorio familiare che non è nemmeno adeguato a tale fine, nonostante sia stato assegnato ad essa un bene confiscato alla mafia per ivi trasferirvi i locali, dopo due anni, la situazione non è cambiata e continua ad essere pagato un canone per un bene che ad avviso dell'interrogante, non garantisce in nessun modo i diritti delle donne, in particolare nel periodo di crisi pandemica –:

se, alla luce di quanto esposto, il Ministro interrogato intenda, anche sulla base delle risultanze della relazione semestrale trasmessa al Parlamento ai sensi dell'articolo 49, comma 1, ultimo periodo, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, assumere iniziative finalizzate a snellire l'iter burocratico previsto per l'assegnazione di tale patrimonio e rendere più incisiva la gestione dei beni, anche in relazione al ruolo svolto dall'Agenzia per l'amministrazione e la destinazione nazionale dei beni confiscati, con particolare riferimento alla fase della loro destinazione finale per scopi sociali.

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