Interrogazione a risposta scritta 4-08465

Impianti di depurazione non sottoposti alla gestione del Commissario Straordinario Unico per la depurazione

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08465

presentato da LICATINI Caterina

testo di
Lunedì 8 marzo 2021, seduta n. 464

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della transizione ecologica, al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

nel corso di questi ultimi anni l'Unione europea ha attivato nei confronti del nostro Paese ben quattro procedure di infrazione per la non corretta applicazione della direttiva 91/271/CEE in materia di trattamento delle acque reflue, con conseguenti sanzioni a carico della collettività. Ancora oggi l'11 per cento circa dei cittadini italiani non è raggiunto dal servizio di depurazione delle acque reflue;

la direttiva 91/271/CEE, ha lo scopo di proteggere l'ambiente dalle ripercussioni negative provocate dagli scarichi di acque reflue urbane. A tal fine, gli Stati sono tenuti a provvedere affinché tutti gli agglomerati al di sopra dei 2.000 abitanti equivalenti siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane e di appropriati sistemi di trattamento, tali da prevenire e ridurre il carico inquinante sulle matrici ambientali;

come noto, la Sicilia rappresenta, in termini di agglomerati, la regione maggiormente colpita dalle suddette procedure. Il commissario unico per la depurazione professor Maurizio Giugni, insieme ai due subcommissari, gestiscono in Sicilia circa 63 interventi su 50 agglomerati compresi importanti centri urbani come Palermo e Catania;

preme evidenziare, però, che gli interventi che esulano dalle procedure di infrazione non sono oggetto di gestione da parte del commissario unico per la depurazione, il quale assume le funzioni di soggetto attuatore limitatamente agli interventi per i quali non risulti già intervenuta l'aggiudicazione provvisoria dei lavori. Molti interventi sono rimasti pertanto nella gestione, spesso carente, delle amministrazioni locali che, in alcuni casi, hanno attivato appalti e stanziato risorse per lavori che non sono mai stati avviati;

a titolo esemplificativo, si menzionano alcuni interventi previsti per l'agglomerato di Palermo rimasti a carico del comune perché in procinto dell'affidamento lavori e, in particolare, l'appalto del comune di Palermo, per un valore di undici milioni di euro, aggiudicato due anni fa dalla sezione territoriale dell'Urega al fine di rimuovere gli scarichi a mare dei collettori fognari esistenti in corrispondenza della foce del fiume Oreto e di quello in via Diaz, i cui lavori non sono mai cominciati, con gravi e persistenti ripercussioni sulla qualità delle acque del mare palermitano, in molti tratti non idonee all'uso balneare;

e ancora, si può menzionare l'intervento previsto per l'agglomerato di Genzano di Lucania in Basilicata (procedura di infrazione 2014/2059), il cui soggetto gestore e attuatore è Acquedotto Lucano: su 40 agglomerati, 16 ancora non hanno raggiunto la conformità ai valori limite, tra cui per l'appunto, quello di Genzano di Lucania –:

se, alla luce di quanto esposto, il Governo intenda promuovere, per quanto di competenza, un intervento di ricognizione e monitoraggio, anche in raccordo con gli enti di governo d'ambito e avvalendosi dell'Ispra, sullo stato di attuazione degli interventi di collettamento, fognatura e depurazione delle amministrazioni titolari di agglomerati non conformi alla direttiva 91/271/CEE che non sono stati sottoposti alla gestione del commissario unico per la depurazione, anche al fine di verificare la capacità tecnica ed economico-finanziaria delle medesime amministrazioni locali nella realizzazione degli interventi, e attivando, laddove necessario, i poteri di cui all'articolo 75, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, qualora ricorra un grave pregiudizio alla salute o all'ambiente o in caso di accertata inattività delle regioni e degli enti locali;

se intendano assumere le iniziative di competenza volte a verificare se ricorrano i presupposti per estendere i poteri sostitutivi di cui all'articolo 8 della legge n. 131 del 2003 nei confronti degli enti locali titolari di agglomerati non conformi alla direttiva 91/271/CEE che attualmente non rientrano nella gestione commissariale, al fine di assicurare la realizzazione degli interventi ed evitare l'apertura di nuove procedure di infrazione o l'aggravamento di quelle in essere.

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